Monday 01st May 2017,
Liguria Reggae

Burning Spear – LIVE (1977)

Burning Spear – LIVE (1977)

Burning Spear - 1977 - Live    [Island LP F

Ci sono dischi che come i primi amori non si scordano mai; il tempo passa, eppure dopo tanti anni, quando ci ripensiamo, tutte le volte che li risuoniamo, ad essi sono legati ricordi indelebili.Nella musica reggae ci sono parecchi “amori/dischi” che non si possono dimenticare, e che tutti gli amanti di questa musica, che è anche uno stile di vita, dovrebbero avere nella loro discografia essenziale.

Tutti ormai sanno che gli anni d’oro della musica reggae ( ma forse non solo questa) sono nei mitici anni ’70 e precisamente il periodo compreso tra 1976 e 1978, alcuni lo estendono fino al 1979 inizio ’80, altri ancora dicono 1975-1977, ma tutti proprio tutti sono d’accordo per il 1976 e 1977.

Sono di questi anni capolavori assoluti come “Blackheart Man” di Bunny Wailer, “Equal Rights” di Peter Tosh,”Two Sevens Clash” dei Culture o “Exodus” di Bob Marley & The Wailers considerato l’album del secolo.

L’elenco secondo i gusti può essere lungo, ma in questo secondo me NON può mancare il primo “Live” di Burnin Spear, alias Winston Rodney (1948) forse l’unica Superstar giamaicana la cui popolarità in più di 40 anni di carriera non ha mai subito cali di popolarità; nato nell’area della baia di St.Ann’s la stessa di Robert Nesta Marley e di Marcus Garvey, eroe nazionale in Giamaica cui Winston dedicherà molti brani (è forse l’artista che ha inciso più brani in suo onore).

Il suo stile vocale è Unico: molto più tradizionale Rastafarian chanting con improvvisazioni “jazz” che uno stile mainstream reggae.

Le sue esibizioni “live” sono leggendarie, alcune volte vere e proprie esibizioni ginniche, altre volte quando i “loa”(spiriti) “intervengono”, Lui si incanta fino magari a ripetere una parola x interminabili minuti-per i musicisti che “aspettano”- o piangere a squarciagola, sicuramente un suo live lo si ricorda x una vita e naturalmente consigliamo caldamente a tutti,qualora non fosse ancora successo di vederlo al più presto.

Dopo 2 dischi fenomenali con Studio 1 per Clement Dodd, si unisce a Jack Ruby sound system operator ma anche produttore; la band di Jack, con Robbie al basso, Horsemouth alla batteria e i fiati di Bobby Ellis,Vin Gordon, Richard “Dirty” Harry ed Herman Marquis ha quel sound cosi “dread”che si fonde perfettamente con il “nuovo style” di Winston. Esce nel 1975 uno degli album più belli della musica Rastafari Roots di sempre “Marcus Garvey” dove oltre alla hit omonima c’è “Slavery Days”, che ogni reggae fan conosce e dove ogni commento è superfluo, nel 1976 esce “Man in the Hills”. “Marcus Garvey è l’album dopo “Catch a Fire” dei Wailers, il cui eco arriva fuori dai confini dell’Isola e molti iniziano a scoprire che c’è qualcun altro carismatico oltre a Bob Marley.

Quasi tutte le canzoni del primo “Live” provengono da questi 2 mitici album. Registrato a Londra al Rainbow Theater il 26/10 dell’anno “2000 of our Lord (Jah)”, -1977- il Leone di St. Anna è accompagnato dai leoni di Westbourne Grove, gli Aswad che all’attivo hanno solo il loro primo album.

Chi entra nella gabbia dei leoni quando questa è aperta? Il compito non è dei più facili: suonare quei ritmi,quegli andazzi scoraggerebbero chiunque, ma gli Aswad al completo (non c’è Tony Gad che prenderà il posto di George Oban al basso) con l’aggiunta di George Lee al sax e Bobby Ellis alla tromba, dimostrano tutto il loro talento come backing band. Il sound engineer è Dennis Thompson- Gli Aswad poi faranno un’ottima carriera che culminerà col disco d’oro “Dont Turn around” del 1989..ma questa è un’altra storia.

Parliamo delle tunes? Le più famose di Burnin Spear, quelle per cui è leggenda.

Lo show inizia con la superhit “Marcus Garvey” e subito si capisce lo spessore del cantante; Angus“Drummie”Zeb, considerato il più dotato reggae drummer “inglese”, affila le bacchette/coltelli in uno stile che assomiglia ad Horsemouth il batterista protagonista del film ”Rockers”; stiamo ancora pensando al paragone, quando introduce uno dei riff di fiati più famosi: “Slavery Days.”..Anche noi ci siamo fatti la stessa domanda no?, il basso di Oban o la cassa di Zeb, andazzo da sogno, gnacche e caracalle con chitarre (Brinsley Forde e Donald Griffiths) calibrate e dosate e il “tunitto,tunitto” della tastiera (Courtney Hemmings) ci fanno già partire in quello skanking che solo questo roots groove può dare. In fondo molti di noi hanno una “Black Soul” no? E questo brano inna meditation mood ci rilassa e qui finisce la facciata A con un bel timido “thank You” di Winston.

Come vi sentite?, vi sentite Irie?” è la domanda con la quale inizia il lato B, e poi partenza al fulmicotone di Angus; lo skanking adesso è pesante, il ritmo è veloce come un “Lion” ma forse è un Ghepardo?..lo show adesso è veramente decollato e i musicisti si destreggiano in bellissime dinamiche dove primeggia la batteria di Angus Gaye. Segue altra mega hit: “Old Marcus”: l’intro è da pelle d’oca, posizione eretta, sedere in fuori, passo felpato, e mosse feline, tutti ancheggiano e ondeggiano, adesso siamo invischiati ed intrappolati in questo super groove, la chitarra sembra fondersi col basso in quel ritmo insuperabile in un’ atmosfera irriproducibile ed irripetibile con dinamiche ormai scomparse in questa musica; chi non lo conosce comincia a chiedersi chi sia Marcus Garvey. Winston piange e noi un po’ con lui, but don’t worry: siamo decollati e stiamo volando in Giamaica ( e siamo pure in prima classe) poi quando c’è l’intro di “Man in the hills”, ormai stiamo nell’isola saliamo nelle colline e ci sembra di sentire anche gli odori e i rumori , anche se magari non ci siamo mai stati…ma è solo quando sentiamo i “versi degli animali” (imitati cosi fedelmente da W.) che pensiamo che qualcuno ci debba raggiungere in quanto NOI non scenderemo facilmente da queste colline e ancora frastornati ed ebbri di frutti raccolti lassù abbiamo la certezza che questo mondo sarebbe un posto migliore dove vivere senza armi:”Throw down your arms”…la tune sfuma e noi con lei! Ed il live finisce.

Per molti questo è stato il primo disco dopo quelli di Bob, è uno dei più importanti “Live” del reggae e sicuramente è uno dei più belli, molto interessante perché,come già detto, ci suonano delle superstars (Aswad+Burnin) in più secondo qualcuno, e io sono uno di questi, qui ci sono le velocità giuste delle tunes con i giusti “andazzi”. Burnin Spear è ancora lassù in quelle colline . Quando il Reggae forse non era ancora una moda, ma era sicuramente un Campione. Punto. Forse adesso qualcuno capisce perché non vogliamo scendere da quelle colline?. Un capolavoro che non può mancare nella Vostra discografia. One heart!

Doctor Pablo

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